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STORIA DEL TORNEO

LE QUATTRO NAZIONI

La prima classifica ufficiosa del torneo si ebbe nel 1883. E' bene sottolineare il termine "ufficioso", perché tale resterà a lungo. Infatti per centodieci anni (fino al 1993) non esisteva una classifica ufficiale della manifestazione né una coppa per la formazione vincitrice. Le partite si susseguivano regolarmente anno dopo anno nel periodo invernale alimentando miti, storie, leggende di trionfi e disfatte, personaggi e campioni, ma nessuna istituzione rugbistica stilava graduatorie. A esse pensavano i giornali. Le nazioni, in origine, erano quattro, e tutte britanniche: Inghilterra, Scozia, Galles, Irlanda. Si usava definire il torneo Home International Championship e quello del 1883 se lo aggiudicò l'Inghilterra, con un neo: gli inglesi e gli scozzesi disputarono una gara in più, mentre Irlanda e Galles non si incontrarono tra loro. L'anno successivo (1884) si disputò il primo torneo completo di tutti i match ed è ancora l'Inghilterra a primeggiare. Le acque però tornano agitate per i problemi sorti tra inglesi e scozzesi: la prossima edizione non "monca" si avrà nel 1887 e fu appannaggio della Scozia di McLagan, mentre l'Inghilterra per tre edizioni sprofonda all'ultimo posto, nel bel mezzo della diatriba per la questione dell'International Board. Era successo, infatti, che la Scozia aveva aderito alla proposta dell'Irlanda per la creazione di un organismo internazionale che unificasse le regole e gli inglesi avevano boicottato i rivali blu. Seguono altre edizioni incomplete: 1888 e 1889, e più avanti 1897 e 1898. Se si esclude l'exploit irlandese del 1888, questi anni vedono l'alternanza al vertice di Inghilterra e Scozia. Nel 1890 si arriva a un accordo sul regolamento e l'anno successivo la Scozia conquista la sua prima triplice corona. Il 1893 segna il primo trionfo del Galles, grazie al nuovo sistema di gioco dei quattro "tre quarti", mentre l'Inghilterra entra in un declino con cui dovrà fare i conti fino al 1912, anno in cui gli uomini della Rosa torneranno al successo. Nel 1893 ebbe luogo anche il primo match disputato a Cardiff, precisamente il 7 gennaio. Il Galles batte l'Inghilterra 12-11 con un drop di Billy Bancroft, negli ultimi istanti di una partita giocata nel fango. Infatti il giorno prima la coltre di neve e ghiaccio che ricopriva il terreno dell'Arms Park venne sciolta con bracieri, usando 18 tonnellate di carbone. Mentre l'Irlanda chiude alla grande l'Ottocento, aggiudicandosi le edizioni 1894, 1896 e 1899, Galles e Scozia dominano la scena nel primo decennio del XX secolo. Memorabile la sfida dei Dragoni con l'Inghilterra nel gennaio 1903 a Swansea. Piove a dirotto sul St. Helen's. Il capitano dei rossi è Tom Pearson che dopo dieci minuti va in meta, ma si infortuna e deve uscire. Con un uomo in meno, il Galles combatte e ne mette a segno addirittura altre tre con Jehoida Hodges: tripletta record, superato solo dopo sessant'anni.

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GLI ANNI DIECI: L'INGRESSO DELLA FRANCIA

Quando l'Inghilterra riassaporerà il primato, il "Quattro Nazioni" o come lo si voglia chiamare, non era più tale, perché le contendenti erano diventate cinque, con l'ammissione della Francia già dal 1910. Il 1° gennaio i transalpini le buscano sode dal Galles: 49-14. I primi cinque anni sono durissimi per la nuova arrivata, che non andrà oltre il quarto posto del 1911. Nel 1912 gli inglesi spezzano una serie di quattro successi gallesi, vincitori della triplice corona dodici mesi prima. Nel 1913 la Francia viene rimproverata per l'indisciplina del pubblico durante il match con la Scozia: la pace verrà fatta sette anni dopo. L'Inghilterra, battendo tutte le avversarie, ottiene il primo Grande Slam del torneo allargato a cinque partecipanti e si ripete nel 1914, ultima edizione prima del blocco dovuto alla Grande Guerra. Nel conflitto le Nazionali britanniche perderanno 76 giocatori, la Francia 23.

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GLI ANNI VENTI

Fino al 1919 la disputa del torneo è sospesa per gli eventi bellici, ma con gli anni Venti si ritorna a giocare. E' il giorno di capodanno del 1920 e al Parco dei Principi di Parigi, di fronte a 25 mila spettatori, va in scena il match inaugurale del Cinque Nazioni tra Francia e Scozia. Non è una partita come tutte le altre: sette anni prima, nel 1913, stesso giorno stesse contendenti, si era verificata un'incresciosa invasione di campo del pubblico casalingo, infuriato per l'inflessibile arbitraggio dell'inglese Baxter colpevole di aver favorito gli scozzesi (vittoriosi per 3-21). Di conseguenza, la Scozia aveva congelato qualsiasi rapporto con i francesi. Ora, in un contesto pressoché identico e con un risultato finale ancora arridente alla Scozia (0-5, una meta allo scadere), si temeva la stessa conclusione della volta precedente. Invece l'arbitro - anche lui inglese - Frank Potter-Irwin viene circondato minacciosamente dalla folla e poi... portato in trionfo! E' un rugby d'altri tempi: il terza ala scozzese Jock Wemyss, colpevole di aver smarrito la vecchia maglia da gioco usata prima della guerra (gli altri erano tutti giocatori nuovi), non viene fornito della nuova uniforme e si presenta nel tunnel di ingresso al campo a torso nudo. Solo all'ultimo momento un dirigente - vista la giornata di intemperie - chiude un occhio e gli consegna la maglia, evitandogli qualche malanno. Nello stesso anno, il 17 gennaio, il Galles strapazza l'Inghilterra a Swansea 19-5. In uno stadio battuto da vento gelido e pioggia, protagonisti del primo tempo sono l'ala inglese Harold Day e il centro gallese Jerry Shea. Quest'ultimo porta i suoi sul 3-0 e nel secondo tempo dilaga, riuscendo nell'impresa della full house: meta, trasformazione, calcio e drop. Nel 1921, sempre al St. Helen's di Swansea, il Galles perde partita (8-14) e faccia di fronte alla Scozia, in un match caratterizzato da continue invasioni di campo di un pubblico numericamente eccessivo e debordante rispetto alla capienza delle tribune. L'anno successivo la Scottish Football Union (dal 1924 Scottish Rugby Union) decide di costruire un nuovo stadio che sostituisse quello di Inverleith, ormai inadeguato alla popolarità del rugby scozzese e delle sue leggende MacGherron, Drysdale, Liddell. Vennero così acquistati diciannove acri di terreno a Murrayfield dal club di polo di Edimburgo e in tre anni innalzato il nuovo tempio. Il 31 marzo 1925 la partita inaugurale con l'Inghilterra, battuta 14-11, che consegnò alla Scozia il suo primo Grande Slam, interrompendo il predominio inglese. Sono anni eroici in cui il suono delle cornamuse riecheggia anche oltre il vallo di Adriano: nel 1926 la Scozia fu la prima britannica a violare Twickenham, superando 9-17 un'Inghilterra vincitrice dello Slam cinque volte nelle ultime otto edizioni. Rose rosse e highlanders dominarono gli anni '20, con la felice parentesi dei gallesi del 1922. Dragoni che, però, non poterono far nulla, due anni dopo, di fronte a un'Irlanda forte di ben tre coppie di fratelli: Tom e Frank Hewitt (ala destra e mediano di apertura, entrambi di Belfast); George e Harry Stephenson (tra quarti, anch'essi dalla capitale nordirlandese); Dick e Billy Collopys, piloni dublinesi. La gara, giocata a Cardiff, finisce 10-13 con la meta decisiva del 17enne Frank Hewitt. Nel 1929, l'Irlanda perderà in casa con la Scozia 7-16, nell'ultima partita in cui si proibirono mete per invasione di campo. Il tre quarti verde Jack Arigho era infatti pervenuto in area di meta, senza poter schiacciare a terra l'ovale perché l'area era intasata di tifosi festanti (ce n'erano quarantamila quel giorno a Lansdowne Road). Lo stesso accade poco dopo a Rowland Byers: meta annullata. Tempi di vacche magre per la Francia: l'apprendistato è dei più difficili per i whipping boys (più o meno "vittime predestinate"), come gli inglesi chiamano con disprezzo i francesi. Quattro cucchiai di legno e le perle del pareggio con l'Inghilterra nel 1922 (11-11) e la vittoria sui "maestri" per 3-0 nel 1927.

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GLI ANNI TRENTA

L'edizone 1930 vide quattro delle cinque partecipanti giungere al traguardo ex aequo con due vittorie ciascuna. Cenerentola rimase la Scozia. Il tallonatore inglese Sam Tucker riuscì a scendere in campo per il rotto della cuffia in Galles-Inghilterra. Escluso dalla selezione della Rosa rossa, viene richiamato appena due ore prima del match per sostituire l'infortunato Henry Rew. A Bristol c'è pronto un aereo della federazione per lui, ma una volta atterrato nei pressi di Cardiff, il nostro Tucker deve affidarsi a un passaggio in un camion puzzolente fino al centro cittadino e deve districarsi nella ressa scatenatasi all'ingresso dell'Arms Park per l'acquisto dei biglietti. Entrerà nello spogliatoio cinque minuti prima del fischio d'inizio, il tempo di cambiarsi e imboccare il tunnel. I bianchi inglesi vincono 3-11: per Tucker il più classico dei veni, vidi, vici. L'anno seguente, sempre nella capitale gallese, va in scena quella che John Griffiths in Rugby's Strangest Matches ha definito "l'unica in cui si segni sia prima sia dopo il tempo regolamentare". Le squadre sono Galles e Scozia e l'Arms Park è stracolmo e festante. Un clima che induce gli organizzatori ad anticipare di cinque minuti il calcio d'inizio (14.55 anzichè 15) e dopo altri tre Jack Morley viene mandato in meta da Claud Davey, in anticipo sull'orario ufficiale di avvio. Le due contendenti danno vita a una battaglia entusiasmante: la Scozia, con i suoi fortissimi avanti, pareggia e s'invola sull'8-3 e poi viene raggiunta a sua volta dal Galles, che ha ottimi tre quarti. Durante i minuti di recupero, Ronnie Boon trova uno spiraglio aperto nella difesa tartan e va a schiacciare l'ovale in meta:13-8. In quel 1931 la Francia vince due gare (Irlanda e Inghilterra), ma non s'immagina certo quel che le sta per accadere: i Galletti sono esclusi dal torneo per professionismo. Saranno riammessi nel 1939, ma dovranno aspettare il 1947 per poter rigiocare una partita del Cinque Nazioni. Infatti dal 1940 al 1946 la seconda guerra mondiale impedisce lo svolgimento della competizione e si disputa solo qualche amichevole.
Gli anni '30 non videro un dominio netto di una Nazionale rispetto a tutte le altre: Inghilterra e Scozia vinsero due titoli in solitaria, Galles e Irlanda uno, parecchi i successi a pari merito. Vivian Jenkins era l'estremo della nazionale gallese, protagonista in un memorabile 13-0 all'Irlanda del 1934 (a Swansea): solo ventotto anni dopo un estremo riuscirà nuovamente ad andare in meta. Due anni dopo, di fronte ai settantamila di Cardiff ammassati su ogni scalino e in ogni anfratto dell'Arms Park, ancora i Dragoni battono i verdi 3-0 con un calcio di Jenkins. Fuori dello stadio, risse, scontri, cariche e purtroppo un morto.

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GLI ANNI QUARANTA E CINQUANTA

La bufera bellica si è placata, lasciando un po' ovunque sull'Europa i suoi cumuli di macerie, fisiche e morali. Lo spirito sportivo rinasce e si torna a giocare a rugby: l'edizione della ripresa, 1947, se l'aggiudica l'Inghilterra sul Galles, ma desterà scalpore la doppietta irlandese nel 1948 e 1949. Una sola sconfitta su otto partite (con la Francia) grazie alla sua stella, il mediano d'apertura Jackie Kyle di Belfast, detto "The Ghost" per il suo essere imprendibile e anche "Double Man", uomo doppio e quindi onnipresente in campo. E' il momento d'oro dell'Irlanda, che nel 1951 giungerà ancora prima, ma a fianco della Francia, dopo un pareggio (3-3) con il Galles. I transalpini finalmente possono rientrare nell'élite europea della palla ovale e nel 1948 ottengono la loro prima vittoria in terra gallese (3-11). Galles e Inghilterra si aggiudicheranno gran parte delle edizioni degli anni '50, ma la Francia è in netta parabola ascendente e affiancherà i vincitori nel 1951, 1954, 1955 e 1958. Nel 1959 arriva a pari merito con irlandesi e gallesi, ma per la prima volta risulta in vantaggio nella differenza punti e quindi è virtualmente in testa (non esiste ancora il concetto di vincitore unico e assoluto per il Cinque Nazioni). Sono gli anni di Jean Prat, "Monsieur Rugby", nativo di Lourdes e seconda celebrità della cittadina secondo soltanto all'Immacolata Concezione. Terza linea ala, con un piede destro straordinario, è il faro di una Francia che finalmente compie il salto di qualità. Nel 1951 è Twickenham a cadere per la prima volta al cospetto dei transalpini e l'anno successivo tocca a Murrayfield. Prat concepisce il rugby come gioco corale, una caratteristica che diventerà distintiva della palla ovale francese. L'altro leader francese è il seconda linea Lucien Mias, "Docteur Pack", anch'egli "rivoluzionario" con l'introduzione della penetrazione in verticale degli avanti. Barthe, Carrère e Crauste costituiscono una formidabile terza linea. Mias si ritira nel 1959, ma il suo abbandono non condizionerà il rendimento della squadra.
L'Irlanda attraversa un periodo di delicato equilibrio sociale e politico. Nel 1954, a Belfast, i giocatori dell'Ulster non vogliono saperne di ascoltare l'inno britannico: la decisione avvelena ulteriormente il clima. Da allora le partite casalinghe dell'Irlanda si giocheranno stabilmente a Dublino. 1957: Galles-Irlanda a Cardiff, pioggia, fango, freddo. Terry Davies, estremo, è l'eroe dei Dragoni, autore del calcio decisivo per il 6-5 finale, dopo un primo tempo che aveva arriso ai verdi. Un giro di calendario dopo ancora Davies, che insieme ai compagni gioca con le divise di allenamento per una banale confusione di borse, può ripetersi a Twickenham ma il vento decide di allontanare l'ovale dall'interno dei pali e la partita termina 3-3. Due amici tifosi, uno inglese e uno gallese, la mattina seguente, segheranno e ruberanno la traversa, facendo addirittura autografare i pezzi di legno allo stesso Davies incontrato lungo la strada! In quel 1957 l'Inghilterra del tallonatore Eric Evans ottiene il Grande Slam dopo vent'anni, ma che diventano ventinove se si considera il torneo completo a cinque squadre (nel 1937 la Francia era esclusa).

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GLI ANNI SESSANTA

Gli anni '60 sono legati senza soluzione di continuità al decennio che li ha preceduti, cioè con il dominio francese. Ritirati ormai Prat e Mias, è Pierre Albaladejo, mediano d'apertura del Dax, ad assurgere agli onori delle cronache con il triplo drop con cui nel 1960 nega all'Inghilterra il Grande Slam (allo Stade de Colombes finì 9-9). Per tutti è "Monsieur Drop". I Galletti trionfano in solitaria nel 1961 e 1962, lasciano agli inglesi il titolo 1963 (unica parentesi "bianca" in un decennio soltanto "bleu" e "red") e ritorneranno al successo nel 1967 e 1968, conquistando il loro primo Grande Slam. La Francia perfeziona la sua evoluzione tecnico-tattica: difesa, ripiazzamento, uomo in più. In questo decennio si manifesta anche la supremazia del Galles, primo dal 1964 al 1966 e ancora nel 1969. Tra le curiosità di questo periodo, nel 1962 il match Irlanda-Galles slittò da marzo a novembre per un'epidemia di vaiolo e si concluse in parità (3-3). Pochi giorni dopo iniziò un inverno tra i più gelidi che la storia ricordi e che condizionerà l'edizione 1963 del torneo, vinta dagli inglesi. Galles-Inghilterra è a rischio rinvio, ma si fa di tutto per giocare: il campo dell'Arms Park viene ricoperto da 30 tonnellate di paglia, da togliere appena prima della partita, per evitare il formarsi di una lastra di ghiaccio. Ingenti quantità di sale sono cosparse su tribune e terrapieni. Addirittura, il rettangolo di gioco subisce una riduzione, perché alcune porzioni sono irrimediabilmente congelate. Le squadre entrano in campo soltanto al fischio iniziale, sarebbe stato troppo ascoltare gli inni all'aperto, con 6 gradi sotto lo zero. L'Inghilterra, che era riuscita a svolgere qualche allenamento in più rispetto ai rivali, vince 6-13. E comunque nessuno riportò seri infortuni. I Dragoni si rifanno in Scozia, stavolta su un campo decente grazie al sistema di riscaldamento del manto erboso ideato dai padroni di Murrayfield: un bel "cappotto", e non è soltanto una "freddura": 0-6, con il capitano Clive Rowlands autore di un drop da posizione impossibile. Quel giorno fu stabilito anche il record di 111 touche. Il 1965, seppur nel bel mezzo dell'età dell'oro gallese, è ricordato per la meta di Andy Hancock a Twickenham, il 20 marzo. Sotto di tre punti per quasi 80 minuti e con la Scozia sempre in attacco, l'ala inglese riceve l'ovale presso la propria area di meta e lo schiaccia dalla parte opposta dopo una corsa forsennata di novanta metri, placcato inutilmente sulla linea di meta. Praticamente l'unica azione dell'Inghilterra in tutto il match, capace di cogliere impreparati fotografi e cameramen. Le due rivali però chiusero il torneo in fondo alla classifica. In Galles-Inghilterra del 1967, emerge il tre quarti centro, riadattato a estremo, Keith Jarrett, capace di metter dentro sette calci e una meta a soli diciotto anni. Risultato finale: 34-21, unica vittoria gallese di quell'anno, ma quell'annata costituì solo una piccola parentesi negativa, preludio a una straordinaria serie di successi colorati di rosso. Da quelli che in origine erano semplici ritrovi sulla spiaggia di Aberaeron per allenarsi, nasce lo "Squad System", cioè il raduno sistematico della Nazionale per prepararsi tatticamente e fare gruppo in vista della partita. Fino ad allora i raduni nel Cinque Nazioni erano vietati. Inoltre, viene introdotta la regola che vieta il calcio diretto in touche se si è fuori della propria area dei 22. Il Galles torna a decollare: dopo un altro passaggio a vuoto nel 1968, l'anno successivo giunge alla pari con la Francia. Siamo all'anticamera di un grandissimo ciclo gallese, quello degli anni '70, un'epopea tra le più significative della storia dello sport.

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GLI ANNI SETTANTA

Negli anni '70 una nazione arrivò a identificarsi nella sua squadra di rugby: il Galles. Sette titoli (1971, 1972, 1973, 1975, 1976, 1978, 1979) contro i due della pur quotatissima Francia (1970, 1977) e il successo solitario dell'Irlanda nel 1974. Cominciamo da quest'ultimo: il leggendario Willie John Mc Bride, seconda linea che ha già trentaquattro anni e che milita in Nazionale da dodici (chiuderà nel 1975), guida i verdi a una storica vittoria in quel di Twickenham per 21-26. Una volta McBride aveva giocato alcuni minuti di un match contro la Francia, seppur avesse una frattura alla tibia sinistra. Quell'anno il Galles si concesse una pausa, non andando oltre una vittoria e due pareggi e nonostante ciò giunse al secondo posto. Per l'Irlanda le circostanze storiche non sono certo le più felici. Salto indietro di due anni: 30 gennaio 1972, giornata nota come Bloody Sunday, domenica di sangue. Tredici pacifici manifestanti nordirlandesi sono uccisi dai soldati inglesi a Londonderry e la protesta divampa in tutto il Paese. Siamo nel bel mezzo del Cinque Nazioni: Scozia e Galles, data la situazione politica estremamente instabile, si rifiutano di andare in Irlanda e quasi un secolo dopo l'ultima volta si ha un torneo incompleto. A Dublino, per i successivi venticinque anni, non sarà più suonato l'inno God save the Queen. In ogni caso il vincitore è il Galles (ultima apparizione in maglia rossa del mitico Barry John, ritiratosi a soli 27 anni), cucchiaio di legno all'Inghilterra, il primo della storia del XV della Rosa. L'infelice bis nel 1976: i "tuttibianchi" toccano il fondo. L'epopea dei Dragoni era iniziata con la vittoria del torneo nel 1969, anno in cui vennero introdotte le sostituzioni. Ma già dalla metà del decennio i gaelici avevano imposto la loro superiorità. "Nelle valli minerarie e lungo i cento chilometri che vanno da Newport a Llanelli - scrive Francesco Volpe - fiorisce una generazione di talenti paragonabile a quella dell'Olanda di Johann Cruyff". Barry John, Gareth Edwards, JP Rhys, Phil Bennett, Carwyn James, Raymond Gravell, Gerald Davis resero il Galles imbattibile. Nel 1971 espugna Murrayfield e i giornalisti dissero di aver visto "la migliore squadra di tutti i tempi". Nel 1973 si verifica un particolarissimi ex aequo tra tutte e cinque le partecipanti, con due vittorie e due sconfitte per tutti, ma è ancora il Galles ad avere la miglior differenza punti (però all'epoca non si teneva conto di ciò). Quattro triplici corone consecutive (1976-1979) e sei in totale, partendo dal 1979; tre Grandi Slam (1971, 1976, 1978): solo la granitica Francia di Jacques Fouroux - detto "le Petit Caporal", mediano di mischia - e Jean Pierre Rives - "l'Angelo Biondo" - sembra poter tenere testa ai Dragoni nella seconda metà degli anni '70. Nel 1975 e 1976 si giocano vere e proprie finali tra le due nazioni, ma ha la meglio il Galles di Ray Gravell, Phil Bennett e Gareth Edwards. L'Irlanda, all'ultimo match in carriera di McBride, è respinta 32-4, la Francia 10-25 e 19-13. Nel 1977, con un bel 16-9, il torneo invece lo vincono i bleus. Chiudiamo il decennio con altre due memorie: nel 1978 si verificò la prima espulsione di un giocatore; l'edizione 1976 si apre in un Murrayfield battuto da un vento incredibilmente secco: la Francia vince 6-13 e l'arbitro inglese Ken Pattinson, reo di aver fischiato un fuorigioco inesistente, terminerà lì la sua carriera internazionale. Dagli anni '70 il Cinque Nazione aumenta esponenzialmente la sua popolarità e visibilità. La televisione, per soddisfare le esigenze di sponsor e audience, impone un calendario più regolare, con cinque giornate non consecutive da gennaio a marzo e di sabato. Sulla tv italiana le partite sono commentate da Paolo Rosi, ex azzurro e primo italiano a segnare una meta a Twickenham. La sua conoscenza enciclopedica del rugby e la sua dote inesauribile di aneddoti contribuiscono alla diffusione dello sport ovale in Italia. E a proposito di quella partita a cui si è accennato, Scozia-Francia del 10 gennaio 1976, Rosi disse la storica frase "mentre soffia il vento gelido delle Highlands...".

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GLI ANNI OTTANTA

Nel 1979 si consuma l'ultimo successo del grande Galles: bisognerà attendere il 1988 per rivedere i Dragoni in cima alla classifica, e neanche da soli. C'era infatti la Francia, quella Francia che, liberatasi dell'ostacolo gallese, potrà finalmente dominare il decennio, insieme all'Irlanda. Nel mezzo del regno blu e verde c'è però spazio per due ritorni eccellenti: Inghilterra e Scozia. Nel 1980 la Rosa del capitano Bill Beaumont torna a vincere il torneo dopo diciassette anni. Memorabile il match contro il Galles, vinto 9-8 con un drop a tempo scaduto di Dusty Hare. Nel 1984 la Scozia centra il Grande Slam. Erano 59 anni che non accadeva. In questa occasione, dopo Scozia-Francia 21-12, si ritira il transalpino Rives. Quattro i successi della Francia negli anni '80: 1981, 1986, 1987, 1989. Due gli Slam (1981 e 1987) Nel 1983 giunge pari con l'Irlanda, trionfatrice nel 1982 e 1985. L'allenatore dei Galletti è Jacques Fouroux, in campo a tradurre in pratica le sue direttive vanno Serge Blanco, talentuoso e spettacolare estremo di colore; Philippe Sella, il centro che stabilisce il record di 111 presenze in Nazionale; Pierre Berbizier, mediano di mischia e anima del gioco della Grande Francia; Laurent Rodriguez, potentissimo numero otto. Nel biennio 1986-87 si completa la "linea delle meraviglie": Blanco, Bonneval, Charvet, Mesnel e Sella. Contro gli irlandesi, nel 1986, Sella va in meta dopo un'azione lunghissima, durata 65 secondi. La Francia trascorre il primo tempo a demolire fisicamente il pack avversario e poi, non appena le maglie difensive si allargano, sfrutta abilmente ogni varco e non lascia scampo. Ci si avvia così verso gli anni '90, che segneranno il riemergere dell'Inghilterra. Le vittorie della Rosa erano diventate così rare che fu considerata storico e degna di libagioni collettive il colpo parigino del 1982 (15-27). Il "terzo tempo" non fu trascorso al pub, ma all'ospedale per una lavanda gastrica.

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GLI ANNI NOVANTA

Il nuovo decennio comincia con una memorabile vittoria della Scozia sull'Inghilterra, partita decisiva che consegna agli Highlanders un altro Grande Slam dopo quello del 1984. E' la Scozia di David Sole, Gavin Hastings e John "The White Shark" Jeffrey, oltre al capitano Craig Chalmers. I blu avevano vinto tutte le partite, finora, e così gli inglesi, i quali però sembravano molto più uno schiacciasassi. A Murrayfield la gara della verità, che avrebbe consegnato al vincitore non solo titolo e Slam, ma anche la Calcutta Cup e la Triple Crown. All'intervallo la Scozia conduce 9-4, con tre calci di Chalmers e una meta non trasformata di Guscott (il punteggio per la meta era ancora 4+3 e non 5+2, come oggi). Nel secondo tempo, mentre tutti si aspettano la reazione dell'Inghilterra, la Scozia continua a spingere sull'acceleratore e va ancora in meta con Stanger. Finirà 13-7, dopo un calcio di Hodgkinson: tripudio finale scozzese con invasione pacifica di campo. L'astio verso gli inglesi era particolarmente avvertito in quegli anni, a causa della situazione politica: era il periodo del governo di Margaret Thatcher e della sua austerità economica e durezza fiscale.
Tre anni dopo, nel 1993, una grande svolta interessa il torneo: viene istituito il Championship Trophy e per la prima volta questa competizione assegnerà una coppa. Quindi, niente più vittorie a pari merito: in caso di parità in classifica, conterà, d'ora in poi, la differenza punti ed eventualmente la differenza mete. Ormai la tv e il professionismo sono entrati a pieno titolo nel Cinque Nazioni. E le novità continuano: nel 1998 viene invitata a far parte del "club" l'Italia, forte di alcune vittorie decisive in test-match contro Francia, Scozia e Irlanda, e di un movimento in crescita. Gli Azzurri debutteranno nel 2000.
Gli anni '90 vedono il predominio di Inghilterra, riorganizzata e tornata finalmente competitiva, e della Francia. I bianchi vincono le edizioni 1991, 1992, 1995 e 1996, con tre Slam e sei triplici corone (in otto tornei). I Galletti hanno la meglio nel 1993, 1997 e 1998, gli ultimi due con tutte vittorie. Uno dei successi più straordinari della Francia fu quello del 1997 a Twickenham: in svantaggio 20-6 dopo i primi quaranta minuti e di fronte a un pubblico in delirio, Lamaison guida i francesi a un'incredibile rimonta fino al 20-20. A tre minuti dalla fine, lo stesso Lamaison centra i pali con un calcio: 20-23, il tempio è espugnato.
Il titolo 1994 va al Galles per differenza punti con l'Inghilterra, che pur aveva sconfitto i Dragoni 15-8 nell'ultima partita. L'edizione 1999, ultima del Cinque Nazioni che dall'anno successivo diventerà Sei Nazioni, se l'aggiudica la Scozia, nonostante ancora una volta gli inglesi fossero arrivati a pari punti con i blu, tra l'altro battuti 24-21 nello scontro diretto. Da ricordare, in Scozia-Francia 33-20, la meta più veloce della storia del torneo: John Leslie va a schiacciare dopo nove secondi, uno in meno dell'inglese Leo Price in Inghilterra-Galles 7-3 a Twickenham nel 1923.

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NUOVO MILLENNIO, E' SEI NAZIONI

L'importanza dell'edizione 2000 è fondamentale: il torneo sbarca nel nuovo millennio presentando una nuova partecipante. Non accadeva dal 1910, quando fu ammessa la Francia. L'Italia ovale può esultare: è entrata in quello che forse è il club più esclusivo del pianeta. L'allenatore degli Azzurri è Brad Johnstone, neozelandese che ha raccolto l'eredità di Georges Coste, il tecnico francese che ha fatto compiere al rugby italiano il definitivo salto di qualità. La stella è Diego Dominguez, mediano di apertura che ha già 34 anni e ha atteso questo momento per tutta la carriera. Sono i suoi drop e calci a determinare il trionfo italiano nel match di esordio contro la Scozia, campione in carica. A Roma l'Italia vince 34-20 ed evita il cucchiaio di legno. Utensile che, però, sarà regolarmente recapitato nella cucina azzurra nel 2001 e 2002.  Nel 2003, con il nuovo tecnico John Kirwan, l'Italia supera 30-22 il Galles e l'anno successivo 20-14 la Scozia: Lo Cicero e compagni sembrano in grado di poter vincere almeno due incontri, ma nel 2005 ripiomba l'oscurità e una sciagurata partita gettata al vento a Murrayfield, con un'infinità di calci falliti che avrebbero condotto indubbiamente al successo gli Azzurri, costa il posto al tecnico ex All Black che deve lasciare la panchina a Pierre Berbizier, che nel  2007  ottiene due vittorie (in Scozia e poi in casa con il Galles), prima e storica doppietta per l'Italia. Questa, in breve, l'evoluzione italiana nei primi anni di Sei Nazioni. Un bilancio magro, ma in linea con le aspettative e la storia di questo torneo, dove non si improvvisa niente e dove la tradizione conta moltissimo. Il Flaminio non è Twickenham e nemmeno l'avveniristico Millennium, non ha il fascino di Murrayfield o la storia di Lansdowne Road. Lo scudetto tricolore non è la Rosa rossa inglese o il trifoglio o il cardo, e neppure il galletto. Ma la tradizione non si inventa da un giorno all'altro, va coltivata, alimentata, costruita nel tempo, giorno dopo giorno, anno dopo anno. Per l'Italia sportiva è un privilegio grandissimo disputare questo torneo e sembra che il pubblico lo stia comprendendo. Intanto, nel primo decennio del XXI secolo, sono ancora Inghilterra e Francia (tre vittorie a testa) a volare alto, ma il Galles ha piazzato a sorpresa il Grande Slam 2005. Tra i grandi nomi del nuovo millennio si annoverano l’apertura inglese Jonny Wilkinson, uno dei migliori calciatori della storia del rugby, che con un già mitico drop ha portato la sua nazionale al trionfo nella Coppa del Mondo 2003, e il centro irlandese Brian O’Driscoll, che ha finora capitanato invano un’Irlanda bella ma eterna incompiuta, alla ricerca di un successo nel torneo che manca dal 1985, e che è sfuggita anche nell’ultima edizione a causa di una meta all’ultimo secondo della Francia. Accanto a loro, nelle rose delle squadre partecipanti ai tornei, tantissimi giocatori sempre più fisici, veloci e robusti rispetto al passato, al servizio sempre e comunque di una collettività che è caratteristica imprescindibile del gioco del rugby.

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